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Perché essere antifascisti?



Principio del terzo escluso
Chi sostiene di non essere né fascista né antifascista e rafforza questa idea creando la premessa della negazione delle dicotomie, (ed è il caso di tutti gli intellettuali ex fascisti che lo fanno) se non ignora la logica, come minimo pur essendosi accorto di aver sbagliato in passato, continua orgogliosamente (se non orgoglionamente) a non ammettere gli errori di gioventù recitando la parte del genio anticonformista. Questo lo dico anche per togliermi il cosiddetto sassolino dalla scarpa, essendo stato – per almeno due anni della mia vita – convintamente fascista. Seguirono quasi dieci anni di lavoro all'estero, università e ricerche varie nella rete, per arrivare ad essere convintamente (stavolta forte delle letture e delle esperienze), quel che oggi si definisce un pazzo esaltato della sinistra radicale. Poteva andarmi peggio.
Dicevo, della logica. A parte il fatto che il fascismo essendo un totalitarismo è un « con me o contro di me »; quindi va da se che non esserlo è mettersi contro. Forse che, se rifiuto di lavarmi devo pure offendermi se mi dicono che puzzo? Anche chi non si lava è un totalitarista. Per tutto il resto c'è il concetto di continuum. Non ha senso, per es., dire che non può esistere solo democrazia o dittatura, che si debba trovare qualcos'altro. Questo è un pensiero che regredisce addirittura alla scolastica medievale, quando il paradosso del mentitore si risolveva ipotizzando che oltre al vero e al falso dovesse esistere qualcos'altro – negando quindi il principio del terzo escluso, senza il quale, badate bene, non potrebbero esistere né i moderni computer, né dei cervelli pensanti. La cibernetica e la fisiologia insegnano. In verità, restando alla dicotomia democrazia-dittatura, questi sono due poli di un continuum entro il quale ogni stato si colloca; non si potrà mai avere la democrazia perfetta, né la perfetta dittatura. Piuttosto pochi si dedicano ad una critica seria del concetto di stato. Si tratta però di un altro argomento.

Non esiste l'esigenza di salvare la reputazione del fascismo inteso come mussoliniano
Ammettiamo pure che si possa essere semplicemente non-fascisti. Riconosciamo pure rispetto a chi rifiuta di dirsi antifascista; altrimenti anche noi entriamo nel totalitarismo « o con gli antifascisti o coi fascisti ». Del resto perché un lappone dovrebbe cantare bella ciao? Sì, ma se il lappone si informa su cosa è stato il fascismo e quali i valori e le istanze democratiche a cui si contrappone tutt'oggi; già solo in quanto diviene informato sarà in grado di prendere una decisione critica. Da una parte o dall'altra. Non ha senso trovare una sintesi, a meno che il supposto lappone non decida per il fascismo. Perché un democratico dovrebbe sentire l'esigenza di trovare un compromesso? Un analogo problema oggi si pone quando si cerca la concertazione, il compromesso, una sintesi tra capitalismo e istanze sociali. Parafrasando Michael Moor (ammesso che non abbia citato qualcun'altro), « il male non si può migliorare ». Se un sistema si dimostra fallimentare conviene andare oltre anziché fare accanimento terapeutico.
E' pur vero che “fascismo” non vuol dire solo “Mussolini”. Ci sono stati e ci sono più fascismi. Va bene, solo spiegatemi dove sta l'esigenza di proteggere la reputazione del fascismo mussoliniano per non confonderlo coi fascisti di oggi. A parte il fatto che tutt'oggi ufficiali dell'esercito tengono feticci mussoliniani nei loro uffici e reclute esaltate che inneggiano al duce passano regolarmente il vaglio dei test attitudinali. Se non bastasse ricordiamo la bandiera fascista appesa nei ruderi di Nassiria o i prigionieri di Bolzaneto, torturati e costretti a cantare inni fascisti dai poliziotti. Lasciamo pure questi problemi agli storici. 
Di due cose l'una: o ci si professa fascisti e quindi si porta in spalla l'onere di difendere ciò che di positivo e univoco c'è stato nel fascismo (per es., sappiamo che Hitler era un salutista, questo è positivo, ma non univoco del nazismo); impresa titanica, seconda solo alla diattriba sul sesso degli angeli - curiosamente, anche questo un esercizio scolastico, medioevale. Oppure si ammettono gli errori del passato e si va avanti. Questo non significa cancellare le amicizie e i bei tempi andati, semplicemente si volta pagina e pace.

Esistono uno o più fascismi tutt'oggi
Tuttavia l'antifascismo dovrebbe essere solo uno, anche se spesso è sommerso da altri interessi ideologici o di casta. Oggi fascismo (già a partire dal golpe di Pinochet in Cile) fa rima con liberismo. Ed è curioso che nei circoli in cui si vuole preservare ciò che di buono, secondo loro, è stato il fascismo mussoliniano, si predichino idee antiliberiste. Se consideriamo il fatto che proprio in questi ambienti sono nate bufale come il signoraggio bancario ed il negazionismo della shoah, possiamo capire le origini di tale antinomia; sta in quel che abbiamo scritto prima, ovvero che ci si rende conto degli errori commessi, ma si nega – spesso per orgoglio – di aver sbagliato. 
Per gli altri vale sempre l'ipotesi “ormoni maschili, omofobia e misogenia plus ignoranza”.

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