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Strage di Brindisi. Ipotesi sul movente


Vi invito a rivedere l'intervista al figlio di Bernardo Provenzano, Angelo, per Servizio Pubblico, rilasciata a Dina Lauricella, due mesi fa. Nella prima parte questo accenna a Portella della Ginestra insinuando (sicuramente a ragione) il coinvolgimento dello stato in quella strage; nell'ottica della guerra fredda e del contenimento delle opposizioni comuniste in Occidente.

«Avendo fatto caso a quello ch'è successo a Portella della Ginestra, mi sembra un copione che viene recitato una seconda volta. Evidentemente non è su queste cose che si può fondare uno stato che ti da sicurezza e che ti da la possibilità di avere una fiducia incondizionata. Perché gli errori si fanno, su questo siamo pienamente d'accordo, però quando questi partono dallo stato poi si rischia di perdere la fiducia nelle istituzioni … fa un po' paura questo».

Seguono una decina di minuti di melense dichiarazioni sullo stato di salute del padre. Audaci arrampicate sulla dignità umana e sui diritti del malato, eccetera. Gli si fa notare che in caso di un riconosciuto decadimento mentale di Provenzano, tutti i processi a suo carico verrebbero annullati.

«S'è così, scomodo, qualcuno abbia il coraggio di istituire la pena di morte. Anche ad personam. Ma chi fa questo si prenda anche la sua responsabilità. Violenza genera violenza, quindi che cosa dobbiamo fare, ci accaniamo?».



Il riferimento a Portella della Ginestra e le minacce velate alla fine – se vi accanite su un nostro parente che soffre, ci accaniremo sui vostri – sono state notate dagli ospiti in studio subito dopo aver sentito la registrazione dell'intervista, in tempi decisamente non sospetti. Segue sceneggiata di Provenzano in carcere, simulando un tentativo di suicidio; solo che in regime di 41 bis sei sorvegliato 24 ore su 24. Difficile pensare che un boss di quel calibro sia così ingenuo. Del resto non sono state riscontrate deficienze mentali. Si arriva in questi giorni alla strage in una scuola di Brindisi, già nota per il suo impegno nel diffondere i valori della lotta contro la mafia, diverse giovani studentesse morte, altre ferite. I recenti sviluppi ci portano ad una registrazione, probabilmente presa da una telecamera a circuito chiuso dell'attentatore, (meglio, di uno di essi) che secondo Rai News 24 sarebbe un ex militare, di cui però non si fa il nome.

Tenendo conto di tutti questi elementi viene da pensare ad una fallita trattativa tra la solita parte dello stato che convive con la mafia (cioè i servizi … c'è una lunga tradizione inaugurata in Italia dagli americani che risale al '43) e la mafia stessa. La sacra corona unita e l'impiego di un presunto ex militare sarebbero elementi di contrasto. Nelle organizzazioni segrete, sia che si tratti di servizi segreti, sia che si tratti di malavita organizzata; attentati, insabbiamenti e inquinamento di prove non si fanno mai direttamente, ma attraverso delle triangolazioni: alle due parti contrapposte si aggiunge quindi una terza, spesso ignara, detta appunto elemento di contrasto. In questo caso se dell'ex militare coinvolto non si fa il nome è molto probabile che si tratti di un agente, magari doppiogiochista, il quale non poteva agire da solo, qui è molto probabile che ci sia stato l'appoggio logistico della sacra corona unita; ingaggiati o inquinati da cosa nostra. Inquinati nel senso che può anche essere stata ingaggiata una singola famiglia locale, o che un infiltrato abbia organizzato il piano, eccetera. Solo ipotesi, badate bene. Non pretendo di avere la sfera di cristallo. Cerco solo di farmi una idea sulla base delle stragi del passato.

Non penso sia strategia della tensione (per lo meno non quella classica); questa è strategia di cosa nostra, col preciso scopo di cavalcare l'onda della cosiddetta antipolitica. La cosa agghiacciante è che si tratterebbe – se così effettivamente stanno le cose – di una strategia comoda per entrambe le parti. I partiti parlamentari hanno in mano pure una gaffe di Grillo, che sembra sostenere come lo stato sia peggio della mafia (questo dipende dal fatto che la mafia senza lo stato non potrebbe esistere) quindi quale migliore occasione per stringerci a coorte abbandonando i partiti radicali, tornando tra le braccia dei moderati; nella mafia invece si consolida una nuova leadership e sicuramente si da una prova di forza non indifferente, che dovrebbe portare a concludere la presunta trattativa in corso, la quale conterrebbe chissà quali clausole. Difficile si tratti solo di togliere dal 41 bis un vecchio boss. Del resto tanto i grillini quanto i vendoliani sono una presenza molto scomoda nel Meridione; i loro consiglieri filmano i dibattimenti in aula, parlano di cose che la stampa trascura, sono radicati nel territorio, eccetera.

Teniamo gli occhi aperti.

Aggiornamenti 22/05/2012



Che senso ha una telecamera antiracket se poi è inservibile? Tanto più che a far trapelare il video, fuori dagli uffici della questura, possono essere stati solo altri funzionari dello stato, collusi chissà con chi. Senza contare poi la presenza dei servizi, non solo nelle spoglie della DIGOS. La quale è pur sempre una polizia politica. L'ex militare di cui si parlava inizialmente è Raffaele Niccoli; poi è stata la volta di Claudio Strada, il cui nome viene reso noto da Sandro Ruotolo su twitter, immortalato da un blogger nel gesto di incollare il link a una foto della sua abitazione. La sigla C. S. in questo caso sta per “Che Stronzi”. Grottesco il fatto che in certe testate venisse indicato come Claudio S. ed in altre come C. Strada.

Gli inquirenti sono allo sbando. Il volto nel video non è chiaro e ci vuole molta fantasia per vedergli un telecomando in mano. Uomini della sacra corona unita hanno già avvicinato gli inquirenti assicurando che ci penseranno loro a trovare il colpevole. Forse è tutta scena, oppure no, se è vero quello che ipotizzavamo, ovvero che cosa nostra ha usufruito dell'appoggio della malavita locale per realizzare l'attentato, allora la SCU ha le conoscenze giuste e grosse motivazioni a trovare il colpevole. Per lo meno farlo credere; non importa se poi gli inquirenti verificheranno un altro buco nell'acqua. Meglio ancora, il messaggio sarebbe che la SCU mette ordine, mentre lo stato insabbia. «Si rischia di perdere la fiducia nelle istituzioni … fa un po' paura questo». Stando alle condizioni fisiche dell'uomo nel video è evidente che non può essere stato lui a posizionare l'ordigno – chiunque egli sia – allora perché non ammettere l'ipotesi di un depistaggio? Così – a pelle – sembra di capire che di questo video non sentiremo più parlare. Il suo porco lavoro lo ha già assolto: dare il tempo agli attentatori di mettersi al sicuro. Intanto si piazzano telecamere in chiesa, durante i funerali di Melissa Bassi; nella convinzione che il colpevole sia lì. Gli inquirenti vivono in una puntata de “La Signora in Giallo”. Del mandante – cosa nostra – non si può parlare, tanto più che la SCU tenta di salvare la faccia – sono in campagna elettorale anche loro.

Si parla tanto di ordigno artigianale, quasi dilettantesco; non è poi così facile farlo. Al di là degli scarsi risultati fisici, ci si dimentica di quelli psicologici e politici a lungo termine. La guerra tra procure che sta avvenendo in questi giorni a Brindisi è lo specchio distorto di un conflitto a livello più alto tra le due fazioni che operano nello stato italiano: quella che commemora Falcone e Borsellino e quella che i Falcone e i Borsellino li «immola all'altare della patria» (come ci ricordano le minacce di Angelo Provenzano); la parte che proprio in questi giorni presta il fianco alla trattativa. La vera essenza dello stato.

Quali sono gli interessi in gioco?
Possiamo fare delle ipotesi. Cosa nostra cerca un nuovo referente politico con cui inaugurare la terza repubblica, la SCU vuole rinascere mostrando di essere fondamentale per il mantenimento dell'ordine. È il modello economico-politico della mafia russa a ben vedere. Lo stato italiano invece deve insabbiare. La legge sulla corruzione tanto per cominciare; le condizioni di Bernardo Provenzano e di altri detenuti al 41bis sono questioni non marginali, se pensiamo che le mafie nascono e si rafforzano proprio attraverso i carceri. Ci sarebbe da scrivere un post a parte solo su questo argomento. Fa specie la fermezza del Pdl, che compatto rifiuta di votare il Ddl anti-corruzione. Staremo a vedere i falchi tiratori degli altri schieramenti in azione.

L'ipotesi di una strategia della tensione, ovvero di una iniziativa diretta di pezzi dello stato in questa strage fa il gioco di cosa nostra. Non che questo ne migliori la reputazione. Le stragi di stato non sono una favola. In questo caso il concetto è meramente parte del pacchetto terrorista di cosa nostra; il messaggio più o meno è il seguente: “la malavita mette ordine, mentre lo stato ammazza delle ragazzine”.

La caccia è iniziata, gli Oswald d'Italia sono avvisati.

31/05/2012


            Come volevasi dimostrare, il periodo che va dal 17 al 24 maggio porta a conclusione la diatriba sulla legge contro la corruzione tra privati - uno dei punti che ipotizzavamo essere parte di una eventuale trattativa tra stato e mafia - ed infatti dopo i numerosi emendamenti Pdl e la bomba a Brindisi ecco approdare una blandissima legge, che sembra fatta più a favore che contro chi commette questo reato. Non si tratta solo di salvare Berlusconi. La corruzione tra privati non fa gola solo ai colletti bianchi (che riciclano il denaro sporco) ma anche a maggior ragione ai mafiosi. Di certo sappiamo che di queste cose non si sente più parlare. Come non si sente più parlare del video che immortala il "bombarolo". Nell'ultima puntata di Servizio Pubblico non si fa riferimento al video dell'intervista as Angelo Provenzano e un paio di volte dalle battute di Santoro si intuisce che hanno ricevuto delle pressioni durante la preparazione della puntata. Adesso ci tocca anche sentire di una pista fondamentalista islamica. Se quella scuola si fosse chiamata 11 Settembre, o fosse dedicata ad una vittima della lapidazione avrebbe avuto senso. In ogni modo, i terroristi islamici gli attentati li rivendicano, non sono così timidi.
           Chissà cos'altro ci toccherà sorbirci.

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Legge pro-concussione - il Fatto Quotidiano
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