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San Suu Kyi & Shinawatra

Due Donne leader sulla scena del proprio Paese

           
 di Francesco Tortora.

Quello che non si vede in Italia: due Donne (una è Premio Nobel per la Pace) sono interpreti della vita nazionale. Un raffronto –tra chiaro e oscuro- tra due figure-emblema che ci raccontano quanta energia propositiva giunge dall’asse trainante del pianeta: l’Asia.

Dall’Asia ci giunge –una volta di più- materia di riflessione sul ruolo delle donne sulla scena mondiale, il che non è un caso. L’asse trainante del Pianeta da tempo non è più nell’Atlantico ma nel Pacifico, non è più nell’asfittico Occidente preda (più di altri) della crisi globale ma nel Continente Asiatico (così come in altre scene del Mondo, come accade con il Sud Africa, con il Brasile, insomma con le cosiddette Nazioni “trendy” sul proscenio economico/finanziario planetario). In questo caso, il Premio Nobel birmano Aung San Suu Kyi ed il Premier thailandese Yngluck Shinawatra sono due esempi (sebbene profondamente diversi e dotati di differente gradiente di complessità) per spiegare quanto ci sia ancora da apprendere dalle nostre parti su quel che sta svolgendosi in zone del Mondo distanti dal Continente Europeo ma –in particolar modo- dalla “piccolissima” Italia, ostaggio definitivo nelle mani della Banca Centrale Europea e del Governo dei cosiddetti “tecnici” che sono ogni giorno di più longa manus dei desiderata del sistema bancario europeo. E’ ben difficile immaginare infatti che in Italia vi possa mai essere un Premier Donna di 45 anni, laureata e con successivo master di specializzazione conseguito presso la Kentucky State University -come accade con Yngluck Shinawatra- oppure vi potrà mai esssere un personaggio politico femminile trainante sulla scena nazionale come accade con il Premio Nobel Aung San Suu Kyi. Tanto per fare un parallelo, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini è stata nominata Senatrice a Vita e questo le consente di sostenere coi propri mezzi economici la propria Fondazione dove si sperimenta nel settore del decadimento del Sistema Nervoso ma ciò la tiene fuori dall’agone politico, lo stesso luogo politico dal quale è attentamente tenuta fuori Margherita Hack, pur essendo certo Donna e Scienziata non da poco, visto che è anche Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il medico non le concede nemmeno la patente per continuare a guidare l’auto. Entrambe –molto presumibilmente- non saranno mai Premier o Presidente della Repubblica in Italia mentre in Myanmar un Premio Nobel Donna oggi è leader politico nazionale e in Thailandia una Donna di soli 45 anni è Manager di formazione e Premier della propria Nazione.
Il Myanmar è Paese giunto stanco, stremato al rinnovo di una parte limitata (meno del 10%) del Parlamento Nazionale. L’accesso alla libertà (reale?), alla candidatura ed al voto del Premio Nobel Aung San Suu Kyi agli occhi degli osservatori di cose di Geopolitica risulta chiaramente il frutto di una trattativa condotta almeno per 18 mesi prima di rendersi “manifesta” in tutta la sua “liberalità” da parte della Giunta Militare. In realtà, l’accerchiamento da parte della Comunità internazionale –sanzionato da una visita ufficiale di Hillary Clinton in rappresentanza del “Mondo libero” in territorio birmano- si è fatto particolarmente pesante negli anni. Il Myanmar è Nazione “cara” in senso mercantilizio ed affaristico non solo alla Thailandia (pietre preziose in primis, come accade nel caso dei rubini) ma al Mondo intero, poiché è Paese che letteralmente galleggia su ampie riserve di gas. Per sfruttare questa preziosa fonte di energia, però, il Myanmar ha necessariamente bisogno dell’Occidente e della Comunità internazionale non solo per “piazzare” il gas e quindi venderlo ma anche per la creazione di infrastrutture e di tecnologia per la sua estrazione e distribuzione, oltre che della compiacenza delle Nazioni limitrofe, in tal senso.
Ora c’è un grande lavoro da fare, parecchio tempo da recuperare soprattutto sulla strada della riconciliazione nazionale. Uno dei primi atti compiuti dalla leader del National League for Democracy (NLD) –non appena concluso l’operato dello spoglio delle schede e verificata la grande vittoria elettorale- è stato quello di incontrare a Rangoon una rappresentanza del popolo Karen (praticamente una sola settimana dopo le votazioni) lo scorso 8 aprile 2012. Non a caso il segretario generale della Karen National Union (KNU) Zipporah Sein ha definito l’incontro “un avvenimento importante'' che può incoraggiare la riconciliazione nazionale”. E la stessa Aung San Suu Kyi ha chiosato: “Uno degli scopi principali della National League for Democracy è il raggiungimento di una piena e compiuta Democrazia, processo di costruzione nel quale noi crediamo debbano essere incluse tutte le etnìe”. Non si tratta di un cambiamento di poco conto, l’organizzazione paramilitare del popolo Karen -finora con base in territorio thailandese- non è mai stata riconosciuta dal potere militare birmano. Il quale infatti la considera tutt’ora “illegale”. Il braccio armato del popolo Karen ha sempre animato le rivolte contro la giunta militare birmana sin dal 1949, posizionandosi fisicamente al confine est con la Thailandia. Il KNU ha controfirmato un patto nel quale sottoscrive i contenuti del “new deal” birmano volto a corroborare le speranze riposte nella fine di uno dei più lunghi conflitti civili del Mondo. Vi è quindi da risolvere il bando emesso dalla Giunta militare birmana nei loro confronti e Aung San Suu Kyi sembra essere la figura politica e diplomatica più adatta sia per il ruolo rivestito nel Paese e la sua storia personale, sia perché si tratta di un Nobel per la Pace sia infine per il fatto che si tratti di donna esperta in materia di Leggi e di Diritti.
I Karen –uno dei 135 differenti gruppi etnici del Myanmar- costituiscono il sei per cento della popolazione nazionale. Proprio la continua guerra e gli abusi commessi in materia di Diritti ai danni dei Karen hanno spinto decine di migliaia di rifugiati ad attraversare i confini thailandesi. Bisogna precisare che l’Esercito Thailandese non li riceve a braccia aperte, anzi, si viene spesso a sapere di azioni militari commesse ai danni dei rifugiati birmani, con poche cautele circa il loro stato di macroscopica difficoltà persino nel sopravvivere, visto che sono perseguitati nella propria Madrepatria.
Il secondo atto compiuto da Aung San Suu Kyi e dalla compagine politica da lei guidata, ovvero la Lega Nazionale per la Democrazia, è stata la mancata partecipazione il 23 Aprile 2012 alla prima seduta del rinnovato Parlamento birmano, in particolare alla Camera Bassa, poiché questo atto comportava il giuramento alla Costituzione birmana attuale che proprio Aung San Suu Kyi ed i suoi considerano intrinsecamente illiberale. Nel frattempo, l’Unione Europea ha confermato la sospensione di un anno delle sanzioni contro la Giunta militare del Myanmar per sostenere le aperture democratiche attuali, ovviamente restano in atto le sanzioni che riguardano l’embargo sulle armi che viaggiano verso il Myanmar e resta confermata anche la sospensione di qualsiasi lasciapassare diplomatico e il blocco verso i passaporti di almeno 500 individui e figure istituzionali variamente legate al regime militare birmano.
Aung San Suu Kyi a Giugno potrebbe finalmente recarsi a Oslo per ritirare il suo Premio Nobel –ammesso che le venga finalmente dato il passaporto- un viaggio all’estero che potrebbe compiere fuori dal Myanmar dopo 24 anni, in Norvegia e Regno Unito. La sortita inglese le consentirebbe di passare a Oxford nella cui università ha studiato negli Anni ’70 e nella Capitale Londra dove ha allevato due figli. Sempre in Gran Bretagna perì suo marito, non potè partecipare nemmeno alle sue esequie a causa della restrizione ai domicliari che le fu imposta dai militari birmani. Il Premier inglese Cameron, durante la sua recentissima visita ad Aung San Suu Kyi (occasione nella quale appunto l’ha invitata a recarsi in Gran Bretagna) ha compartecipato la richiesta di allentare la morsa internazionale ai danni della giunta militare birmana: d’altro canto, come spesso accade, l’embargo arreca più danni al popolo che ai vertici di potere che assediano le proprie genti.
Di fatto, l’Unione Europea ha già cancellato alcune restrizioni contro il regime all’inizio del 2012 e i Ministri degli Esteri dei 27 Paesi Membri hanno deciso i nuovi passi da intraprendere nella riunione del 23 aprile. Secondo Suu Kyi, una sospensione delle sanzioni “rafforzerebbe i riformisti, non per la sospensione in sé ma per il fatto che le sanzioni potrebbe essere reintrodotte se il processo di riforma non dovesse andare avanti senza ostacoli”.
David Cameron ha capito ed ha appoggiato ufficialmente Aung San Suu Kyi: “Se davvero vogliamo avere l’occasione di far crescere la libertà e la democrazia in Birmania, dobbiamo rispondere quando sono loro a prendere delle iniziative”, ha detto il Premier inglese davanti alla residenza sul lago dove Suu Kyi ha trascorso agli arresti domiciliari gran parte degli ultimi 22 anni. “Per la salvezza di un Paese che sta conquistando la libertà dopo decenni di dittatura e che sta cercando di rafforzare la propria economia dopo anni di terribile povertà, vale la pena correre questo rischio”.
A Febbraio 2012, l’Unione Europea aveva rimosso il divieto di viaggio nei confronti di 87 funzionari del Myanmar, incluso il presidente Thein Sein, ma aveva mantenuto il congelamento dei loro beni. Le altre sanzioni decise dal blocco europeo includono l’embargo sulle armi, sul commercio delle gemme e il congelamento dei beni di circa 500 persone e 900 società.
La liberazione di Aung San Suu Kyi ha anche consentivo il relativo “scongelamento” di un vicino “ingombrante” per certi versi e potenzialmente molto utile nel caso in cui diventi alleato fidato: l’Australia.
Infatti, dopo le elezioni suppletive che hanno portato in Parlamento la leader dell’opposizione e 42 altri candidati della sua Lega Nazionale per la Democrazia, l’Australia ha deciso di sospendere le sanzioni contro il presidente della Birmania Thein Sein e 261 altri responsabili, finora sottoposti a restrizioni di viaggio e finanziarie. Per mantenere però la pressione verso ulteriori riforme, restano ancor oggi operative le sanzioni su altre 130 altre persone sospettate di violazioni dei diritti umani, fra cui alti ufficiali militari, fatto confermato dal ministro degli Esteri Bob Carr, durante una sua visita a Londra, aggiungendo che il prossimo obiettivo sarà di normalizzare progressivamente le relazioni commerciali. Carr alla radio australiana Abc ha affermato:“Sopprimiamo le sanzioni dopo aver parlato con Aung San Suu Kyi e con altri esponenti dell'opposizione, con il governo birmano e di altri Paesi. Continueremo a incoraggiare il governo birmano a proseguire sulla strada delle riforme, incluso il riconoscimento delle piene libertà politiche e la riconciliazione con i gruppi etnici”. Se il progresso verso le riforme non continuerà, le sanzioni saranno ristabilite, ha aggiunto.
Aun San Suu Kyi quindi è “garante” per il Myanmar agli occhi del Mondo, allo stesso tempo, la Giunta militare birmana ha bisogno di veder allentata la morsa dell’embargo per fare meglio i propri affari.


Ben diversa la configurazione di Yngluck Shinawatra, sorella di Thaksin, magnate thailandese esule all’estero a causa di una condanna (con sentenza passata in giudicato) per “conflitto di interessi”, pena ancora da scontare nella propria Madrepatria ed oggetto di discussioni in merito ad un possibile “lasciapassare” legale che gli potrebbe fruttare il diritto al rientro in Thailandia. Si consideri però che proprio Yngluck Shinawatra è stata il primo leader ASEAN (Association of South-East Asian Nations) Capo di Governo ad incontrare Aung San Suu Kyi per discutere immediatamente e pragmaticamente di piani di sviluppo in materia di trasporti e di energia, evitando in prima istanza di parlare della liberazione di detenuti politici. Il Myanmar è fornitore di almeno il 30% del fabbisogno di gas della Thailandia, nell’immediato futuro è facile immaginare che tali percentuali possano innalzarsi ulteriormente e si possano stipulare ancor più vantaggiosi contratti con la società thailandese PTT Plc che ha vinto due gare d’appalto per l’estrazione off shore di petrolio al largo delle coste birmane oltre che nel settore dell’estrazione e distribuzione di gas. Tutto questo si scontra col fatto che correlativamente vi è stato anche un aumento delle truppe ai relativi confini che si sono poi estrinsecate in violazioni dei diritti umani, spingendo vieppiù masse di gente a spostarsi e ricollocarsi altrove. Il Governo thailandese ha più volte espresso la propria volontà di voler rimandare gli esuli ed i profughi birmani spostandoli via a forza dal territorio thailandese e spingendoli verso quello birmano di origine. Fin dai primi Anni ’90 il Progetto Gas Yadana ha comportato la presenza di centinaia di unità forze speciali di sicurezza nella regione di Tenasserim (Sud Myanmar) e tutto questo ha comportato l’innalzamento delle quote di terreni espropriati, lavori forzati, torture, uccisioni e sempre più alti livelli di corruzione. Tutto questo è diventato ulteriore potere nelle mani della giunta militare birmana.
Yngluck Shinawatra il 5 Agosto 2011 è diventata la prima donna Premier thailandese in sole 11 settimane di campagna elettorale ma tutti sanno che il suo ruolo di leader del Partito Puea Thai le deriva dal suo cognome in quanto non è certo un segreto che il principale sponsor del Puea Thai stesso è proprio suo fratello Thaksin.
Oltre alla pacificazione nazionale, la risoluzione della annosa questione delle componenti fondamentaliste nelle tre Province meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat, il miglioramento delle relazioni con Myanmar, Malaysia, l’approfondimento nelle relazioni con il Vietnam in forte sviluppo, la risoluzione della controversia (spesso funestata da scaramucce) con la Cambogia a proposito del terreno confinario dove sorge il Tempio di Preah Vihear, Yngluck Shinawatra s’è ritrovata a gestire anche la più grave inondazione degli ultimi sessanta anni in Thailandia, che ha coinvolto il Centro/Nord tra marzo e aprile 2011, e che ha portato ad un totale di 815 decessi (con 3 dispersi) e 13,6 milioni di persone variamente colpite da danni oppure obbligate a migrazione interna, fino a inondare la stessa Capitale per settimane. Con l’onda di piena degli invasi e dei fiumi, dalle zone paludose sono stati trasportati nei centri abitati di Ayutthaya (la vecchia Capitale) e di Bangkok orde di alligatori e nuvole di serpenti velenosi di ogni specie. Yngluck Shinawatra (così come il suo competitor politico e precedente Premier Abhisit Vejjajiva) è scesa in strada, ha tirato su l’orlo dei pantaloni e s’è fatta vedere vicina alle istanze del popolo thailandese e soprattutto quello particolarmente provato della Capitale. Una megalopoli di 12 milioni di abitanti che è tornata via via alla vita normale in poche settimane.
La scena politica thailandese è impantanata in una divisione in due metà perfettamente simmetriche: un 50% sostiene il “sogno thailandese” disegnato dalla Famiglia Shinawatra, il fronte delle cosiddette “Magliette Rosse” (il colore scelto dal fronte politico che fa riferimento all’ex Premier thailandese oggi esule all’estero), il Puea Thai Party; l’altro 50% sostiene il fronte democratico, le cosiddette “Magliette Gialle” che oggi si aggregano intorno all’ex Premier Abhisit Vejjajiva ed il Democrat Party partito di opposizione. Dal loro punto di vista, tutti i discorsi improntati alla pacificazione nazionale profferiti da Yngluck Shinawatra sono solo una cortina fumogena per confondere sullo scopo finale: acquisire un lasciapassare di qualsiasi natura che consenta a suo fratello Thaksin di tornare nella madrepatria abbandonando il suo esilio dorato talvolta a Londra, talvolta a Hong Kong più recentemente con base a Dubai. La questione relativa alla concessione di una grazia è materia parecchio complessa. E’ tutto da verificare un eventuale atto in tal senso, del tutto autonomo, da parte del Sovrano Bhumibol Adulyadej. La concessione di una eventuale grazia concessa dal Re potrebbe aggirare i vari conflitti istituzionali ma per quanto accaduto finora è chiaro che il Re –pur mantenendo tutto il proprio ruolo neutrale rispetto alla scena politica nazionale- non ha mai mostrato particolari entusiasmi verso Thaksin Shinawatra. Il che spiegherebbe perché l’Esercito abbia potuto agire con mano così ferma nell’arginare le manifestazioni del fronte delle “Magliette Rosse” che giunsero a mettere a ferro e fuoco la Capitale Bangkok nell’aprile 2010. Lo scontro tra le due parti è di nuovo in atto. Il Pheu Thai Party guidato da Yngluck Shinawatra ha presentato una mozione per ridisegnare la Costituzione, sottoposta a modifiche durante il colpo di stato del 2006 e che estromise proprio suo fratello dal potere e lo rese esule e latitante all’estero, dopo il pronunciamento dell’Alta Corte che confermò la condanna per “conflitto di interessi” a due anni e mezzo nell’affare della vendita della Shin Corp. Il Phak Prachathipat (PP, Democratic Party) guarda la bella e giovane (45 anni) Yngluck Shinawatra ma vede chiaramente il volto di suo fratello Thaksin.
Se da una parte Thaksin Shinawatra ha offerto un “sogno” alle classi popolari ed agricole thailandesi, verso una modernizzazione più consona ad un Paese fortemente aggressivo dal punto di vista economico, la Thailandia è allo stesso tempo una Nazione fortemente radicata nelle proprie tradizioni e nelle precondizioni storiche tipiche di un Regno che non è mai stato oggetto di conquiste nella sua Storia ed al cui comando oggi vi è il Re più longevo al Mondo (66 anni di Regno continuativi). Questo spiega perché sia progressivamente in aumento il numero delle condanne comminate per il reato di “lesa maestà” dove giornalisti, opinionisti, politici, anche cittadini stranieri soggiacciono senza potersi appellare ad alcun diritto di replica o presunta libertà di idee o di informazione.
Yngluck Shinawatra, laureata all’Università di Chiang Mai e con Master conseguito presso la Kentucky State University entrambi titoli accademici in Pubblica Amministrazione, incarna quindi quel progetto di modernizzazione e di espansione del liberismo economico, con un volto più “presentabile” rispetto ai metodi più guasconi e pirateschi del fratello. Paradossalmente, per certi punti di vista, il fronte democratico sembrerebbe –messa così- condurre una lotta di retroguardia, tradizionalista e protezionista, sebbene il suo oppositore Abhisit Vejjajiva nato in Gran Bretagna, studi all’Eton College e Laurea ad Oxford, parli spesso di ricondurre tutto a maggiore trasparenza in politica ed in materia di rispetto delle leggi democratiche. Sta di fatto che il Popolo Thai –quando si è trattato di votare- ha scelto: 256 posti nel Parlamento Thai sono del Pheu Thai Party guidato da Yngluck Shinawatra sui 500 seggi disponibili complessivi. La divisione nella scena politica thailandese prosegue.


Pubblicato su il Petardo


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2 commenti to "San Suu Kyi & Shinawatra"

  1. ed io solo ora leggo questo commento... corro a dare un'occhiata

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