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Diplomazia del sequestro

il corpo dei rapiti come bandiera nel mondo


di Giovanni Pili.

Rossella Urru, della organizzazione CISP è stata rapita nell’ottobre dello scorso anno in un campo algerino di rifugiati sarahui, assieme a lei anche i colleghi spagnoli Aino Fernadez Coin, e Enric Gonyalons. Il sequestro è stato rivendicato dall’Aqmi, una cellula di Al Qaeda del Mali. Rapiti per mezzo di un fuoristrada, dopo una sparatoria dal quale Enric Gonyalons esce ferito. Il governo della Rasd (Repubblica Araba Sarahui Democratica) condanna il gesto.

Al Jazeera il mese scorso diffonde la notizia di uno scambio. Pare che sia stata rilasciata assieme al poliziotto mauritano Aal Ould al-Mukhtar; in cambio della scarcerazione del terrorista Tuareg, Abdel Rahman Ould Madou, salafita, arrestato a seguito del sequestro dei coniugi italiani, Sergio Cicala e Philonene Kabouree; inoltre sarebbe stata chiesta la somma di 30milioni di euro.

La trattativa sarebbe stata svolta da Mustafa Chami, pregiudicato, proprio per i suoi rapporti con al-Qaeda. Possiamo prendere per buono che Al Jazeera si diverta a far girare bufale, oppure qualcosa è andato storto durante le trattative - questo ci sembra più credibile. L'Italia per tutte le organizzazioni che fanno uso dei rapimenti come mezzo di lotta, è il paese dal riscatto facile. Forse con il governo Monti c'è stato un giro di vite: siamo in tempi di austerità, niente più riscatti. Fatto sta che la Farnesina non è stata mai informata. Questo almeno è quanto viene dichiarato ufficialmente. La storia italiana è costellata di accordi inconfessabili e se si può nascondere un proprio concorso in un piano fallimentare, lo si fa senza tanti complimenti. Ma se qualcosa è andato storto, chi ci assicura che Rossella sia ancora viva? Ci fa specie un pezzo comparso il 3 marzo 2012 su il Sole24ore:

Rossella « sarebbe stata liberata venerdì sera a Bamako, ma non c'è ancora alcuna conferma. Secondo quanto confermano all'Adnkronos fonti investigative qualificate Rossella Urru sarebbe libera e in mani italiane. Anche Sky Tg24 dà la notizia per cerca, citando proprie fonti, ma non ha invece conferme che la ragazza si trovi in mano italiane. Le agenzie scrivono che fonti vicine alle trattative sono ottimiste, ma bisognerà ancora aspettare per le conferme definitive ». Questo conferma il fatto che Al Jazeera non può aver preso un abbaglio. La trattativa c'è stata ma qualcosa è andato storto. Ma perché ci sia una trattativa bisogna anche che un uccellino dei servizi o della Farnesina dia conferma ai media. « I tre ostaggi europei sono vivi » fanno sapere i rapitori « Amqi farà conoscere più avanti le proprie rivendicazioni. Per il momento, gli ostaggi stanno bene ». Inoltre, « i combattenti dell'Aqmi che sono entrati nel campo profughi di Polisario per partecipare al sequestro non erano armati e avevano complici sul posto, membri e simpatizzanti che hanno fornito le armi e indicato dove si trovavano gli ostaggi ». Se questa descrizione è vera, l'intero campo e forse membri dell'organizzazione alla quale fa parte la Urru potrebbe essere stata usata come "mezzo di contrasto", tanto da al-Qaeda quanto da altri servizi. Insomma si apre tutto un circo di mezze verità e di "non detto", che contribuisce ad oscurarci la visuale.

Ma la Urru non è l'unica illustre sconosciuta nella cerchia dei rapiti; nel sud dell'Algeria era stata sequestrata anche Maria Sandra Mariani. Liberata proprio mentre scriviamo. Successe nel febbraio scorso durante un viaggio nel Sahara algerino. « Sono nelle mani di Al-Qaeda » disse in un messaggio diffuso da al-Arabiya. Secondo i parenti la Mariani non era una semplice turista, « portava anche aiuti alle popolazioni del deserto algerino ». Dietro ci sarebbe sempre l'Aqmi, per mezzo dei soliti fuoristrada. Viaggiava assieme a tre algerini, si sarebbe trattato di una escursione organizzata da un'agenzia di viaggi. Eppure solo la Mariani viene rapita, i suoi compagni di viaggio non vengono nemmeno sfiorati. Si trattava della guida, dell'autista e di un cuoco. Ufficialmente non sappiamo di nessuna richiesta di riscatto.

Le circostanze del sequestro ci incuriosiscono. Forse ci sfugge qualcosa riguardo la natura di questi aiuti umanitari. Tre fonti raccontano la vicenda in modo diverso e discordante: secondo il giornale Echourouk, le forze di sicurezza algerine sarebbero state informate dalla guida della Mariani. Secondo il quotidiano Ennahar i rapitori hanno permesso alla Mariani di comunicare con la sua agenzia di viaggi, ma tanto l'agenzia quanto l'allora ministro degli esteri Frattini smentiscono. Infine l'agenzia ANSA fa trapelare l'ipotesi che nel rapimento vi siano coinvolti le stesse forze di sicurezza algerine.

Non è paranoia: sembra davvero la trama di una spy-story. Se poi teniamo conto di un progetto comune tra Italia e Algeria per far passare un gasdotto attraverso la Sardegna le cose si complicano. Infatti il rischio è che una cellula di al-Qaeda si installi anche nell'isola. Quindi chiediamocelo: cosa ci faceva la Mariani nel sud dell'Algeria? Da quando l'unità di crisi della Farnesina permette candidamente escursioni turistiche in zone infestate da cellule terroriste? Una cosa è certa; non sapevamo niente del rapimento, se non per mezzo di qualche trafiletto nei giornali – come del resto succede per la Urru – e niente sappiamo oggi, a parecchie settimane dalla liberazione. Si nota non poco una differenza abissale tra il peso che i media italiani danno dei rapiti in paesi nemici della NATO e quelli dove l'Italia stringe accordi commerciali. E' la scoperta dell'acqua calda, se volete.

Nel maggio scorso fu la volta di Franco Lamolinara. Rapito in Nigeria, insieme ad un collega britannico. Muore a seguito di un fallito blitz degli inglesi, i quali non informarono il governo italiano. La Farnesina si irrita con sdegno. Come mai i britannici non si sono fidati di informarli? Forse perché qualcuno a Londra ha cominciato a porsi le domande giuste. Magari le stesse che ci stanno venendo in mente a noi. Sembra proprio che le forze speciali britanniche non fossero affatto interessate all'incolumità dei due ostaggi, quanto invece per i loro rapitori, che sono stati catturati vivi. Lo sdegno del governo italiano si è del resto spento nel giro di pochi giorni; con buona pace dei parenti di Lamolinara. Il nostro invece continua a montare di giorno in giorno, perché più si approfondisce, più saltano fuori nomi di altri rapiti, molto più sconosciuti e dimenticati della stessa Rossella Urru. È un insulto all'intelligenza fingere di non accorgersi che non solo gli inglesi giocano con le vite dei rapiti e che alcuni di questi lo sono in modo alquanto sospetto.

Bruno Pellizzari fu rapito dai pirati somali nell'ottobre 2010 con la compagna Deborah Calitz. Lavorava su uno yatch a largo della Tanzania. Di lui – come di Rossella – non si sa più niente. Per l'esattezza, in tutto sono 11 gli italiani rapiti dai pirati. Non si può quindi concludere senza parlare dei cosiddetti due marò (in tutti i sensi). Effettivamente la sempre prona stampa italiana riserva loro – in piena sintonia coi desideri del governo – lo stesso status dei rapiti. Inizialmente i militari dichiarano di aver sparato dei colpi di avvertimento e che i pirati spesso fingono di essere dei pescatori. La linea della difesa si concentra nel cavillo delle acque internazionali. Poi i militari esprimono il loro dispiacere per i pescatori. Infine la difesa sostiene che non avrebbero sparato un colpo. Difficile stare dietro a questa serie di minchiate, una dietro l'altra. Il non plus ultra è stato il volgare gesto di pagare i familiari delle vittime, a titolo di generosità; un gesto munifico oggetto di trattative tra gli avvocati dello stato e i familiari. Quanto vale la vita di due pescatori indiani? Inizialmente la Farnesina aveva proposto di versare a prezzo di mercato, poi hanno ceduto offrendo qualcosa in più. Il fatto che la denuncia dei familiari sia stata ritirata subito dopo dovrebbe essere solo un caso. Pensate che quei populisti dei giudici indiani hanno pure protestato.

Agli italiani il lavoro di intelligence proprio non riesce bene. Per oltre 40 anni sono stati infiltrati pesantemente dai servizi americani; e poi Gladio, la P2, i mafiosi. Ora un professorino di economia – il signor Monti – ha la diretta guida dei servizi. I risultati si vedono. Solo ci chiediamo se non sia fuori luogo far degradare ulteriormente questi infiniti festeggiamenti pseudorisorgimentali imitando gli americani del Cermis. Con la stessa ipocrita arroganza. Il finto orgoglio italiano passa attraverso l'identificazione nei propri dominatori, mediante l'imitazione dei suoi peggiori difetti. Esiste una ricetta per far cessare i rapimenti ed episodi tristi come la strage del Cermis e dei pescatori uccisi dai marò: piantarla di fare i camerieri degli americani in giro per il mondo, giocando a fare gli occidentali duri ma giusti, con popoli che non lì hanno mai cercati.

Pubblicato su il Petardo


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