Home , , � Rischio Default

Rischio Default

La Grecia e il Mercato Disumano



di Andrea Pili

Il popolo greco non è del tutto esente da colpe: ha accettato a lungo delle forze politiche che, oltre al trucco dei conti, hanno fomentato un sistema della corruzione su cui in molti hanno prosperato. Inoltre, i greci continuano ad essere rimproverabili se è vero che il favorito, per le prossime elezioni politiche, è Nea Demokratia, partito della destra conservatrice e tra i maggiori responsabili della nefasta situazione ellenica. Tuttavia, la realtà popolare degli scorsi giorni ed i tristi reportage che ci giungono dalla Grecia, non possono non colpire ogni sensibilità e ci inducono a porci delle domande non solo sulla portata di questa tragedia greca ma anche sulla natura di quel sistema economico che, oggi, fa pagare alla nazione una punizione iniqua, sproporzionata alle colpe commesse.

L’ennesimo piano di austerità greco – approvato lo scorso 12 febbraio, mentre fuori dal parlamento infuriava una tremenda rivolta – è durissimo: il salario minimo è stato ridotto del 20% (passando da 877 a 702 euro); tagli alla spesa pubblica e dismissioni del patrimonio statale di 4,5 mld; cambio della costituzione, al fine di dare priorità al ripagamento dei debiti, rispetto alla spesa per i servizi pubblici. Inoltre, degli esperti dell’Eurozona monitoreranno permanentemente la gestione economica della Grecia; per questo motivo 20 deputati del PASOK si sono rifiutati di votare la manovra, andando incontro all’espulsione dal partito. L’ex ministro del lavoro, Louka Katseli, denuncia che i creditori del paese, ora, potranno rifarsi sulle proprietà pubbliche e sull’oro della Banca Centrale. Il duo Papademos-Venizelos ha presentato questo programma economico al fine di ottenere nuovi prestiti dalla troika FMI-BCE-UE. Questi ultimi sono stati approvati dopo la riunione dell’Eurogruppo, il 22 febbraio, con 237 mld di euro stanziati tra il 2012 e il 2014 in “favore” di Atene: 117 provenienti dall’Europa; 107 dalla ristrutturazione volontaria del debito, da parte dei creditori privati; 13 dal Fondo Monetario Internazionale.

Ma il piano approvato dal parlamento ellenico farà uscire il paese dalla crisi? I soldi dell’Europa e del FMI saranno utili all’economia greca? Una sola risposta per entrambi i quesiti: No. Intanto, elementi della erosa classe media iniziano a recarsi alla mensa dei poveri, e nella stessa si litiga per il cibo, con la disoccupazione oltre il 21% (incrementata da migliaia di licenziamenti di dipendenti pubblici), 150mila imprese sulla via della chiusura, i precari già al di sotto del salario minimo, una recessione stimata del 4,4% e le famiglie che diminuiscono il proprio reddito del 4% ogni anno. Mentre accade tutto ciò, il benessere dei greci ed il rilancio dell’economia greca è l’ultimo pensiero: le priorità sono il pagamento di 14,5mld di obbligazioni pubbliche in scadenza ed evitare il contagio di altri paesi Euro.

Infatti il parere dei mercati finanziari è tenuto più in considerazione di quello popolare; come ben dimostra la netta opposizione europea al referendum proposto da Papademos, prima delle dimissioni. Così come conta di più approvare misure a medio-termine d’impatto psicologico, nonostante non ci sia più nessuno – se mai qualcuno ci sia stato – che creda nella permanenza greca nell’Euro, oltre che nella salvezza della sua economia con misure come queste. Secondo le previsioni più rosee, la Grecia dovrebbe portare il proprio debito /PIL al 120% (come l’Italia). Molto poco se pensiamo che il recente Trattato Fiscale Europeo fissa al 60% debito/PIL la percentuale per rimanere nel Sistema Euro; i paesi eccedenti tale numero dovranno ridurre il proprio debito di 1/20 all’anno. Difficilmente la Grecia potrà ritornare a vivere, finché non sarà predisposto un programma per la crescita e risolto il problema del debito.

Tuttavia, pur spacciata Atene, grandi paesi come Italia e Spagna – il cui fallimento sarebbe ben più grave per l’euro – possono riprendersi; perciò, la BCE oltre a rinviare sine die il default greco si oppone alla ristrutturazione involontaria del debito. Infatti, riconoscere ufficialmente l’insolvenza ellenica provocherebbe un aumento dello spread in Italia, Spagna, Francia e Portogallo con enormi interessi sulle loro obbligazioni e lunghi passi verso il baratro.

Come ci fa notare Joseph Stiglitz, le crisi finanziarie di oggi sono di gran lunga peggiori rispetto a quelle di trent’anni fa, quando i creditori privati potevano essere tutti portati al tavolo dei governi indebitati al fine ristrutturare l’esposizione (vedi il Piano Brady del 1989), mentre oggi il debito è cartolarizzato e diffuso oltremodo, ampliando il potere di “mercati” senza volto. Ebbene; l’irrazionalità del capitalismo, il parossismo dell’ideologia neoliberale mostrano, in Grecia, la loro autentica natura disumana. L’Europa del Mercato invierà degli esperti, ad Atene, per vigilare che i governanti ellenici attuino dei provvedimenti contro il loro popolo; questa è l’immagine più limpida del Mercato disumano. Per questo è necessario premere affinché questa crisi non si risolva con il rafforzamento del capitalismo ma con l’edificazione di una nuova economia all’interno dei rapporti sociali, pensata per gli uomini e non al di sopra di essi.


Pubblicato su il Petardo


Cliccando sulla copertina - nella colonna a destra - è possibile leggere online questo numero. Nel caso abbiate problemi ad eseguire il download potete sempre farlo dal nostro sito. E' possibile iscriversi anche alla newsletter mandando richiesta a questo insirizzo: anarchyintheukblog@gmail.com.

0 commenti to "Rischio Default"

Leave a comment