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Chiarimenti su Ramstein e Ustica



Regia


il compianto Alberto Cordeddu è stato sostituito da una delle sue galline

Soggetto

di Igor Carta

Montaggio

di Giovanni Pili



Testo di Igor Carta.

Aggiornato dopo la pubblicazione

La morte che viene dal cielo, così la etichettò qualcuno, ma l'undici settembre era ancora qualcosa di sconosciuto il 28 agosto 1988, durante l'esibizione che le Frecce Tricolori tennero nell'allora Germania Occidentale, presso la base aerea di Ramstein, davanti a 300.000 spettatori accorsi in occasione del Flutag 88.

A loro l'onore di chiudere la manifestazione, decollano alle 15:35 locali, ingresso con fumi tricolori poi su, in preparazione al “Cardioide”, seconda figura in programma.

I dieci velivoli riuniti in formazione “rombo+codino” si impennano in verticale come previsto, guidati via radio dal capoformazione , il Tenente Colonnello Mario Naldini, in codice “Pony 1”.

Al suo ordine la formazione si apre, gli aerei 2, 3, 4 e 5 lo seguono verso sinistra, gli altri , guidati da Pony 6 dalla parte opposta tranne Pony 10, il solista, che prosegue in un looping isolato.

Questa la formazione:



A sentire i piloti la manovra é relativamente semplice, fa parte del programma da più di vent'anni; le due formazioni vanno coi fumi bianchi a disegnare un cuore davanti al pubblico, trafitto poi dal solista dopo l'incrocio delle due squadre.

Qualcosa va storto quel giorno. Il solista, il Tenente Colonnello Ivo Nutarelli, 4000 ore di volo sulle spalle, per motivi mai chiariti, dopo il looping anticipa l'incrocio, e col muso del suo aereo va ad impattare contro la fusoliera del capoformazione Naldini.

Pony 1 viene tranciato nella sezione poppiera, carambola senza controllo, perde le ali e volano rottami; nella sua caduta rimane coinvolto anche il Pony 2 pilotato dal Capitano Giorgio Alessio, i loro MB 339 PAN si schiantano a bordo pista depezzandosi in una nuvola di fuoco, i piloti muoiono sul colpo.

L'aereo di Nutarelli invece, privo della cabina, plana in preda alle fiamme e precipita sul pubblico uccidendo 51 spettatori, altri 16 moriranno nelle settimane successive, i feriti sono più di mille.

Nell'immediatezza del fatto la stessa esistenza delle Frecce Tricolori viene messa fortemente in discussione, soprattutto in Italia. In tutta la Germania Ovest gli air show saranno banditi per tre anni, vengono introdotte norme che vietano le manovre eseguite sopra il pubblico e stabilite quota e distanza minima dagli spettatori.

Alcuni anni dopo, i nomi di Mario Naldini (Pony 1) e Ivo Nutarelli (Pony 10), iniziano ad attirare l'attenzione di Rosario Priore, il magistrato che nel 1990 assume il comando delle indagini sulla strage di Ustica.

Emerge infatti che i due piloti, all'epoca istruttori presso la base di Grosseto, erano in volo la sera di quel 27 giugno, a bordo di un TF 104 biposto, per una missione addestrativa con altri velivoli italiani, ciò sarebbe confermato da un tracciato radar. Inoltre spunta fuori un individuo, tal Andrea Crociani, imprenditore fiorentino che millanta una lunga amicizia con Mario Naldini e afferma inoltre di possedere un memoriale redatto da quest'ultimo in seguito ai fatti di Ustica, di cui esisterebbero tre copie, una in suo possesso, una ad un amico comune e l'ultima in mano alla vedova di Naldini.

Ma dalle stesse dichiarazioni rese proprio dal Crociani si evince una palese contraddizione che basta da sola ad etichettare la natura del personaggio.

Crociani afferma di aver conosciuto Naldini nel 1980 e di aver frequentato lui e la sua famiglia fino al trasferimento del pilota alle Frecce Tricolori intorno al 1985-1986. Peccato che Mario Naldini entrò nella P.A.N. nel 1981, compare infatti, come pilota in addestramento, nella brochure (pubblicata anche su internet) rilasciata quell'anno, nel 1985 ne era già capo formazione.

Ma a questo punto la leggenda é ormai partorita, le opinioni, le prove e le tracce di depistaggio si susseguono anche attorno ai fatti di Ramstein.

Le teorie si sprecano, si va dal possibile sabotaggio dei velivoli, nel dettaglio dei piani di coda o dell'impianto di erogazione dell'ossigeno, al malfunzionamento dell'altimetro o dell'antiG; alcuni personaggi avrebbero offerto alla vedova Naldini alcune foto satellitari in cui sarebbe stata rilevata la presenza a bordo pista di misteriosi furgoni con apparecchi di disturbo a bordo, o ancora segnalata la presenza di loschi figuri che trafficavano con apparati non ben identificati. Ma nessuno ha mai spiegato come sarebbe stata operata tale manomissione, sotto il naso di piloti e specialisti peraltro.

Il comandante della pattuglia, il Tenente Colonnello Diego Raineri, il cui ruolo consiste nel seguire da terra le manovre ha spiegato che la figura del “Cardioide”, la seconda in programma, è relativamente semplice, e che l’intera esibizione delle Frecce è un crescendo di manovre sempre più complesse. Raineri anche quel giorno era in costante contatto radio con l'intera pattuglia, e in seguito ha più volte ribadito di non aver avuto il benché minimo segnale che qualcosa non andasse fino al tragico impatto.

Carlo Baron, per anni capo servizio manutenzione della P.A.N., ha spiegato che i resti dei tre aerei coinvolti rimasero per anni a Rivolto, chiusi in cassoni di legno, e che nessuno venne mai ad esaminarli. In seguito vennero venduti come ferrovecchio e se li aggiudicò il museo dell’aviazione di Rimini, dove riposano tutt’ora. Vent’anni che se ne parla e mai nessuno che neanche gli dia un’occhiata?

Ma da una razionale analisi dei filmati e da alcune semplici riflessioni si può seriamente pensare che sia stato un incidente frutto della fatalità.

Dalle riprese si vede chiaramente che Nutarelli si accorge dell'anticipo, é visibile dai fotogrammi precedenti l'impatto che ha tentato in extrema ratio di tirare su il velivolo per evitare la collisione, forse anche ha anche estratto l’aerofreno, invano purtroppo. La manovra in quel punto viene eseguita dai velivoli ad appena 40 metri dal suolo, era infatti improponibile che il solista tentasse di passare sotto la formazione. Un ufficiale USA in servizio alla base ha raccontato che le “Frecce” quel fine settimana a Ramstein operarono due voli di prova, circostanza confermata dal Capitano Maurizio Guzzetti (Pony 4), e Nutarelli sarebbe stato in ritardo all’incrocio del “Cardioide”. Occorre ricordare al riguardo che tuttora il volo della P.A.N. avviene a vista e che prima del decollo vengono effettuati dal pilota stesso diversi controlli, che vanno a sommarsi a quelli degli specialisti; secondo l’ufficiale, la presenza di alte colline attorno alla base di Ramstein, dava al pilota l’idea di essere più basso e quindi in ritardo. Ciò lo avrebbe portato a forzare la manovra durante l’esibizione, comportando l’anticipo ed il tragico impatto.

Inoltre é davvero plausibile, ammesso ci fosse interesse ad eliminare i due piloti, che qualcuno attui un simile disegno stragista, con possibilità di riuscita altamente aleatorie, per di più durante un'esibizione all'estero?

La stampa tedesca ha per anni cercato elementi e prove atte a dimostrare l'esistenza di un complotto dietro la strage di Ramstein, senza il minimo risultato.

Lo stesso giudice Priore, pur riconoscendo fatti indiscutibili come il volo addestrativo di Naldini e Nutarelli la sera del 27 giugno che si concluse circa 20 minuti prima del crash dell'Itavia, e il curioso fatto che l'innesco dell'incidente venga proprio da loro, scrive nella sua requisitoria che non esistono elementi provanti un effettivo coinvolgimento dei due piloti con quanto accaduto nei cieli di Ustica.

Altri particolari non da poco: il fatto che quella sera erano in volo nei pressi del DC9 Itavia ben tre F104, due biposto e un monoposto, cinque piloti decollati dalla base di Grosseto impegnati in missioni addestrative, in uno i capitani Naldini e Nutarelli, nell'altro biposto viaggiava l'allora tenente Alberto Moretti. Tutti e tre migreranno verso le Frecce Tricolori tra il 1981 e il 1982; Moretti le lascerà nel 1987 ma vi verrà richiamato dopo Ramstein insieme ad altri veterani per curarne la ricostruzione, e ne diverrà il comandante fino al congedo definitivo nel 1992.

La stessa strage di Ustica é comunque costellata di mirabili esempi in cui si sospetta siano stati eliminati dei possibili testimoni.

Ne cito uno solo, poco famoso ma assai significativo; il 2 settembre 1981 muore in addestramento nei cieli di Rivolto del Friuli il Tenente Colonnello Antonio Gallus, allora, guardacaso, capoformazione delle Frecce Tricolori, Pony 1, tanto per capirci.

Il suo aereo titolare é in manutenzione, e per il volo di quel giorno si affida al Pony 12, il “muletto”, uno dei prototipi di pre-produzione del G91, riverniciato con la livrea della P.A.N., un aereo vicino ai 30 anni di carriera, li dimostrava tutti, raccontarono in seguito alcuni colleghi.

L'aereo va in avaria, collide con il Pony 2 del Capitano Brovedani che riesce ad atterrare nonostante i danni, L'aereo di Gallus si schianta a bordo pista e il pilota muore sul colpo; in seguito anche il suo nome verrà messo in ballo con Ustica, ma con minor fortuna; la leggenda vuole che avendo importanti dichiarazioni da rendere in merito, Gallus avesse richiesto un colloquio riservato con i magistrati allora responsabili delle indagini sulla tragedia dell'Itavia.

Supponendo che se davvero avesse avuto solidi argomenti da esporre, magari scomodi per qualcuno, non sarebbe stato il suo “omicidio”, attuato alla perfezione, senza provocare orrende stragi e soprattutto senza le palesi cialtronate riscontrate in altre “morti sospette” collegate ad Ustica, tipo l'ex ufficiale medico delle Frecce Tricolori Giampaolo Totaro, trovato impiccato alla maniglia della porta del bagno di casa sua, o il radarista Mario Alberto Dettori, ritrovato impiccato ad un albero con numerosi ematomi sulla nuca?

Tirando le somme gli elementi per pensare che a Ramstein si verificò un grave incidente, e soprattutto che i fatti di quel giorno vennero utilizzati per imbastire un grosso disegno depistante ci sono tutti, vediamoli:

per anni si è detto che attorno al DC9 non c’erano aerei nell’arco di chilometri, i tracciati radar o spariti o grossolanamente manipolati. Col recupero dei rottami dell’Itavia l’ipotesi missile si fa sempre più consistente, arriva Crociani con le sue rivelazioni e casualmente salta fuori il tracciato radar in cui si vede il famoso TF104 di Naldini e Nutarelli che seguono l’Itavia, e dai tabulati si evince che hanno dato l’allarme generale. Peccato che da un esame più accurato dagli stessi tracciati si rileva che il DC9 e il TF104 nel punto di massimo avvicinamento distassero l’uno dall’altro circa 10 miglia, una distanza tale da impedire persino di riconoscere il modello dell’Itavia, figurarsi ad avvistare e soprattutto identificare un velivolo più piccolo in scia.

Inoltre se i due piloti davvero avessero lanciato l’allarme generale, a questi è seguito il decollo di caccia in scramble come sarebbe stato lecito aspettarsi? Risulta altresì una balla enorme la leggenda secondo cui Naldini e Nutarelli avrebbero dovuto testimoniare davanti al giudice Bucarelli al ritorno dall’AirShow di Ramstein, infatti i loro nomi compaiono nei carteggi dell’inchiesta solo diversi anni dopo la loro tragica scomparsa, in occasione, per l’appunto, delle dichiarazioni di Andrea Crociani, stucchevoli sì, ma prive di qualsiasi fondamento. Per controparte, il giudice Priore pur ritenendo Crociani non credibile ha rilevato nelle sue dichiarazioni diversi significativi elementi. Il sospetto è che Crociani sia stato informato da qualcuno che sapesse e che avesse il chiaro interesse a depistare le indagini.

Andrea Purgatori ha riferito di aver cercato di fare qualche domanda a Nutarelli e Naldini quando erano ancora in vita, ricevendo come risposta un garbato “noi non possiamo parlare”.

Ebbene, chi ha detto a Purgatori che i due erano in volo la sera di Ustica? Ha parlato anche con Moretti, Giannelli e Bergamini? Anche loro erano in volo quella sera. Chi è la misteriosa fonte di cui non ha mai parlato avvalendosi del segreto professionale? La stessa di Crociani per caso?

Le rivelazioni di Crociani hanno comportato il coinvolgimento di decine di colleghi, delle mogli e addirittura delle amanti di Naldini e Nutarelli, ebbene nessuno ha dato il minimo riscontro utile. I primi hanno parlato del 27 giugno 1980 come di una giornata di normale routine di voli addestrativi, mentre le seconde confermano che i due non parlarono mai dei fatti di quella sera, tranne in un episodio raccontato da Laura Meli, compagna di Nutarelli; durante una cena, Naldini, facendo leva sulle origini siciliane di Nutarelli, lo provocò chiedendogli se sapesse qualcosa sulla bomba dell’Itavia, ma Nutarelli avrebbe risposto in maniera piuttosto decisa: “Finiscila, lo sai benissimo, lo sanno tutti che lo hanno buttato giù”. Inquietante certo, ma pare che nessuno abbia confermato tale circostanza. Paura di sinistre conseguenze? Forse, ma visti i valori in gioco i magistrati avranno cercato anche la più minima contraddizione nel tentativo di bucare il muro di gomma, invano a quanto pare. E’ sufficiente per pensare che la connessione Ustica-Ramstein sia un colossale depistaggio attuato quando le due precedenti ipotesi di comodo, cedimento strutturale prima e bomba a bordo poi, iniziarono a perdere credito, depistaggio atto a dimostrare la presenza, dietro il volo civile, di un aereo estraneo, cioè il vero bersaglio del missile che ha causato la strage? Se fosse andata così perché non ammettere l’errore, perché trent’anni di bugie e depistaggi, perché eliminare piloti e radaristi solo a causa di un errore d’ingaggio? Non sarebbe la prima volta che si sente parlare di “fuoco amico” o “danni collaterali”. Perché poi non incolpare il pilota del famoso MiG libico della Sila? Cosa c’è di meglio del dare la colpa ad un morto? Non sarà che quel missile ha colpito il bersaglio giusto?

Eppure malgrado gli elementi raccolti dimostrino il contrario si continua a parlare di Ramstein come di una conseguenza, un episodio in cui si sarebbe provveduto ad eliminare due testimoni della strage di Ustica; ora viste anche le risultanze emerse dall’inchiesta Priore, non sarebbe il momento di sondare altri terreni?

In seguito alla tragedia di Ramstein il rinomato politico Bettino Craxi, sull'onda emozionale della strage e“fiutando” che la maggioranza del paese potesse essere per la soppressione della Pattuglia Acrobatica Nazionale, si fece portabandiera di una ignobile campagna di demonizzazione di quest'ultima, impegnandosi personalmente per il suo scioglimento. Gli diedero torto, e ricordando il personaggio la cosa non sorprende.

Riposa in pace Bettino, ci sono cose che non moriranno mai, tu non sei una di quelle...per fortuna!

Piloti P.A.N. caduti coi loro aerei in avaria o in seguito a collisioni:

Capitano Angelo Gays #7, caduto a Ostia nel 1973.

Sotto Tenente Sandro Santilli#9, caduto in addestramento a Rivolto nel 1974.

Tenente Ivano Poffe#7, caduto in addestramento a Rivolto nel 1974.

Maggiore Pier Gianni Petri#2, caduto nel 1979 in Inghilterra, prolungò la caduta per non centrare un campeggio.

Capitano Valentino Jansa#9, caduto presso Palmanova nel 1971.

Capitano Graziano Carrer#4, caduto a Rivolto nel 1978 durante l’esecuzione del doppio tonneau.

Tenente Colonnello Antonio Gallus #1, caduto a rivolto nel 1981

Tenente John Miglio#7, caduto in addestramento a Rivolto nel 1985.

Tenente Colonnello Paolo Scoponi, pilota in addestramento, caduto a Rivolto nel 1988.

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