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Natale in Sudan: le ragioni di un conflitto

nel Darfur si combatte la nuova guerra fredda tra Usa e Cina



di Andrea Pili

In questi giorni si diffondono in occidente le notizie su nuovi scontri in Sudan nel Darfur e sull'imminente referendum nel sud del paese. Tuttavia, ben poco sappiamo delle vicissitudini storiche di questo paese travagliato come del retroscena delle odierne questioni; è venuto dunque il momento di chiarire le idee.

Innanzitutto il Sudan non è una nazione e dunque la prima ragione delle sue guerre intestine è di tipo etnico-geografico1; il settentrione dello stato è prevalentemente di lingua araba, mentre nel meridione sono in grande maggioranza i neri di varie lingue tribali; nel Darfur esiste lo stesso problema, la regione è divisa culturalmente tra arabi e tribali. Inoltre, in tutto il territorio sono presenti ben 50 gruppi etnici suddivisi in circa 600 tribù; notiamo quindi la stupidità della gestione dei confini dovuti alla colonizzazione, che in Sudan come in altri paesi, ha creato degli stati-calderone al cui interno sono presenti etnie diverse e magari rivali. Il germe della lotta interna è infatti già presente fin dalla proclamazione dell'indipendenza sudanese2 avvenuta durante una guerra civile tra nord e sud, la quale era iniziata nel 1955 e sarebbe finita nel 1972.

In tale anno il presidente sudanese Al-Nimeiry, nazionalista arabo progressista, firma la pace coi ribelli negli “accordi di Addis Abeba” con cui è sancita una certa autonomia del meridione. Il nuovo governo socialista era giunto al potere con un golpe militare nel 1969 capeggiato dagli ufficiali filo-nasseriani; il presidente Jafer Al-Nimeiry seppe dimostrarsi un capo accorto e riformatore con la nazionalizzazione di banche e industrie e la riforma agraria.

Si noti che era un laico e ciò favorì la negoziazione tra le due parti in conflitto, le quali sono divise anche tra islamici (arabi) e cristiani (tribali neri). Il potere di Khartoum è sempre stato legato al popolo del nord e quindi il nazionalismo arabo laico era sicuramente l'unico movimento politico capace di frenare gli attriti e di presentare l'autorità come autenticamente di tutti i sudanesi.

Purtroppo, la storia è andata diversamente e alla fine degli anni settanta avvenne la metamorfosi di Nimeiry da progressista a fondamentalista islamico. Le cause di tale mutamento stanno nei tentativi di golpe subiti a metà decennio da parte di Sadiq el Mahdi; così il timore di perdere il potere e l'opposizione crescente spinsero Nimeiry alla ricerca di nuovi appoggi: gli Stati Uniti, l'Egitto di Sadat e il fondamentalismo islamico. Ora i primi due sostegni di Khartoum non ci sono più, mentre il terzo è ancora in vita.

È bene ricordare che gli Usa – che oggi sono fieri nemici del governo sudanese – proprio nel momento della svolta islamista del governo hanno appoggiato Khartoum; è quindi il fondamentalismo islamico la seconda ragione del conflitto. Sadat e Reagan furono subito conquistati dall'adesione di Nimeiry agli accordi di Camp David con cui l'Egitto ha riconosciuto l'esistenza dello stato di Israele. I fondamentalisti islamici diventarono alleati del governo grazie alla sciagurata decisione di applicare la Shar'ia in tutto il territorio del paese, nel 1983. nello stesso anno riprendono gli scontri, ora alimentati da questo palese tradimento degli accordi del '72.

Proprio mentre Al-Nimeiry si trova in visita alla Casa Bianca3 un gruppo di militari depone il regime senza spargimento di sangue. Da qui al 1989 si sono avvicendati due presidenti che hanno portato il paese tra gli stati non allineati e ricevuto ugualmente gli aiuti per lo sviluppo da parte di Stati Uniti e Fondo Monetario Internazionale, che elaborarono un piano di salvataggio del paese nel 1982, nonostante il quale il Sudan rimase uno dei paesi più poveri del mondo; benché fosse ricco di petrolio.

Ci introduciamo dunque alla terza ragione dei conflitti attuali; quella politico-economica, in cui bisogna usare un po' di ipotesi in mancanza di una visione a 360°. Nel 1989 sale al potere Omar Al-Bashir, tuttora capo della repubblica, alleato del Fronte Islamico Sudanese del magistrato At-Turabi, il quale nel 1991 elabora il nuovo codice islamico, che contribuisce ad alimentare la ribellione meridionale. A causa dell'eco suscitata dalla violazione dei diritti civili nel sud, gli Stati Uniti abbandonano le relazioni con il Sudan e tagliano gli aiuti economici con il beneplacito del Fmi4 che rompe con Khartoum a causa del mancato pagamento dei debiti. Il voltafaccia occidentale porta il regime di Bashir ad avvicinarsi alla nuova superpotenza, l'unica in grado di “sfidare” il dominio americano: la Repubblica Popolare Cinese. Qui entriamo in uno scenario che ci riporta al clima di guerra fredda di mezzo secolo fa.

In Darfur è nata la più grande emergenza umanitaria attuale.

Oggi in Sudan si fronteggiano Usa e Cina per cercare di conquistare le abbondanti risorse del paese.5

In Sudan la Cina ha inviato ben 8 miliardi di dollari in vari settori energetici e dal paese africano importa circa il 5% del suo fabbisogno nazionale. I cinesi hanno sostituito il Fmi con le sue banche statali e si mostrano come interlocutori comprensivi e rispettosi dell'Africa, non impedendo il proprio modello politico-economico e scambiando risorse con la costruzione di infrastrutture, tutte con manodopera cinese.

All'inizio del 2000 il governo di Khartoum giunse a trattative con l'Esercito di Liberazione Popolare,6 bloccando il lungo conflitto e sancendo finalmente la pace a Doha nel 2005, stabilendo la fine della Sharia nel sud ed il riconoscimento della diversità culturale di quest'ultimo.

L'esito della diatriba tra le due grandi parti del paese provocò un nuovo più terribile conflitto in Darfur, su basi etniche: arabi contro tribali dell'Africa Nera. L'opposizione dei Fur animata dalle del Jem7 e dell' Els8 si sollevò nel 2003, sicuramente nella speranza di scendere a trattative col governo. In Darfur è nata invece la più grande emergenza umanitaria attuale. E' il genocidio più grave del nuovo secolo, con 450'000 morti e 1 milione di profughi; ai due movimenti armati dei Fur si contrappongono gli islamisti filo-governativi Janjeweed, seminatori di terrore.

ribelli Jem nel Sudan

Per i crimini commessi, la Corte Penale Internazionale nel 2010 ha incriminato Omar Al Bashir per genocidio ed ha emanato contro di lui un mandato di cattura internazionale.

I nuovi scontri del 25 dicembre hanno dimostrato che la questione Darfur è ancora ben lontana dall'essere risolta a differenza dell'altro grande conflitto che sembra avviarsi a conclusione. Il 9 gennaio 2011 il Sudan meridionale andrà alle urne per votare il referendum sull'indipendenza dal governo centrale; gli Stati Uniti e le multinazionali – ghiotte di petrolio – hanno finanziato gli indipendentisti9 e questo fatto dovrebbe inquietare e contenere l'entusiasmo per la liberazione del sud. Infatti si presenta la fine dell'oppressione araba, ma anche l'inizio della schiavitù economica delle multinazionali amiche di Washington. Solo un ingenuo, inoltre, potrebbe pensare che gli Usa si siano tenuti estranei dal finanziare i ribelli del Darfur contro i rivali di Pechino, sostenitori di Bashir e oppositori del mandato di cattura contro di lui.

Se il sud si separerà il governo elaborerà una nuova costituzione che rafforzerebbe la legislazione islamica. Insomma, tra guerra fredda del nuovo millennio e strage nel Darfur, oltre che l'acuirsi della teocrazia, sembra proprio che la caligine continuerà a sovrastare il Sudan ancora per molto tempo, anche se gli indipendentisti vinceranno il futuro plebiscito.


Note

1 Il Sudan contiene in sé lo spartiacque tra l'area nord-africana araba e islamica e l'Africa Nera, tra cui vi sono animisti e cristiani sorti a seguito della predicazione missionaria.
2 1° gennaio 1956.
3 6 aprile 1985.
4 Fondo Monetario Internazionale.
5 Soprattutto nel sud e nel Darfur.
6 I ribelli sudisti.
7 Movimento per l'Eguaglianza e Giustizia.
8 Esercito di Liberazione Sudanese.
9 Bush jr con ben 6 miliardi di dollari.



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