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Storia di Israele #8 - La guerra dei sei giorni

Carri armati nelle alture del Golan, 1967.


di Andrea Pili

Puntate precedenti
1. Sionismo e furto dei territori palestinesi
2. La grande rivolta araba
3. Terrorismo ebraico
4. La pulizia etnica della Palestina

5. La prima guerra arabo-israeliana
6.1. La seconda guerra arabo-israeliana (1^parte)
6.2. La seconda guerra arabo-israeliana (2^parte)

7. Nascita di Al Fatah e dell'Olp


Re Hussein di Giordania assieme a Nasser.

Tra la fine del 1966 e i primi cinque mesi del 1967 la tensione mediorientale salì enormemente fino allo scoppio dell'inevitabile conflitto. A tale situazione si unì l'ansia del presidente Nasser, il quale - dopo recenti fallimenti politici e l'ascesa di nuovi soggetti politici – vuole ribadire il suo ruolo nella questione del Medio Oriente.

Gli attacchi della guerriglia palestinese divennero minacciosi ed il governo israeliano decise di rispondere con delle rappresaglie in territori non propri: nel novembre 1966 l'esercito sionista attaccò il villaggio di As-Samu in Giordania, mentre nell'aprile 1967 terrorizzò il Sinai, in Egitto. Nel maggio dello stesso anno si moltiplicarono gli incidenti militari aerei tra Siria e Israele; Nasser allora entrò in scena ottenendo il ritiro delle truppe UNEF (19 maggio) e successivamente chiudendo gli stretti di Tiran e quindi bloccando le navi dirette verso Israele. Il 26 maggio il presidente egiziano pronunciò un discorso acceso contro l'esistenza dello stato sionista e quattro giorni dopo stipula un patto di alleanza militare con la Giordania a cui presto aderì anche l'Iraq.[1] Il sovrano hashemita si rivelò un opportunista anche in questa occasione: soltanto nel febbraio 1967 aveva firmato un accordo con gli Stati Uniti volto a proteggere il proprio regno; tuttavia, sotto pressione dell'opposizione nazionalista Hussein volta immediatamente gabbana e fa finta di essere filo-palestinese accordandosi con Nasser. Intanto, mentre Israele mobilita il suo esercito, la Francia è la prima potenza estranea alla regione che fiuta la guerra in anticipo. De Gaulle quindi bloccò la spedizione d'armi verso il Medio Oriente e poi cercò di istituire una conferenza con Gran Bretagna, Usa e Urss per scongiurare il conflitto; tuttavia, i sovietici ribadirono l'appoggio al fronte arabo e la conferenza fu abortita.


Il 5 giugno 1967 il governo sionista di Levi Eshkol annunciò lo scoppio delle ostilità spedendo l'aviazione a bombardare le basi aeree arabe; in poche ore Israele diviene padrona assoluta dell'aria avendo distrutto la quasi totalità dei mezzi aero-militari di Egitto, Giordania, Siria e Iraq. Il capo di stato maggiore Isaac Rabin ordinò alle sue truppe corazzate di invadere il Sinai; anche nella penisola egiziana i soldati ebrei hanno subito il sopravvento travolgendo le truppe arabe e giungendo addirittura alla riva est del Canale di Suez e ad occupare Sharm el-Sheikh. Il fronte egiziano è subito fiaccato; ora dal 6 all'8 giugno Israele inizia l'offensiva in Cisgiordania con lo stesso copione: i giordani vennero travolti e furono subito costretti a ritirarsi per difendere la capitale Amman, lasciando mano libera alle truppe che l'8 giugno occupano tutta Gerusalemme.

Lo stesso giorno i paesi arabi proclamarono il “cessate il fuoco” ma Israele vuole continuare il conflitto per chiudere i conti anche con la Siria. Tra il 9 e il 10 giugno l'esercito di Rabin combatte sull'altipiano presso il lago di Tiberiade e occupa El Quneistra e le alture del Golan. Il fallimento arabo è totale; il 10 giugno l'offensiva israeliana si blocca a seguito del richiamo del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.





Narkiss, Dayan e Rabin entranti nella città vecchia
di gerusalemme dopo la sconfitta dei giordani.

La nuova Nakba

Gli effetti della guerra dei sei giorni nella sensibilità del mondo arabo sono paragonabili a quelli della Nakba del 1948 per la umiliazione subita e per la nuova mole di profughi causati dall'arroganza israeliana. Il territorio israeliano si estese da 22.000 Kmq ad oltre 100.000 e gli arabi sotto il suo governo passarono da 200.000 ad oltre un milione.

Il 28 giugno 1967 la Knesset approvò l'ammissione al territorio di Israele di Gerusalemme, il Sinai e le alture del Golan; queste zone costituiranno i cosiddetti “Territori Occupati” in cui si insedierà un'amministrazione militare; a Gerusalemme Est si inizia già la costruzione di quartieri residenziali ebraici. Dal 29 agosto al 1° settembre la Lega Araba si riunì a Khartoum e dichiarò di non riconoscere lo stato di Israele; dunque con i sionisti non stipulerà alcuna pace. Il 22 novembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condanna l'aquisizione sionista dei territori arabi; è la risoluzione 242 che intima Israele a ritirarsi dalle zone invase e richiama tutti gli stati della regione al rispetto dell'indipendenza e sovranità di frontiere riconosciute, inoltre chiede una soluzione equa del problema dei profughi palestinesi e delle libertà di navigazione.

Chiaramente Israele non rispettò la risoluzione ma anzi fu molto attiva nella attuazione del colonialismo e nella vessazione dei cittadini arabi: nei Territori Occupati furono proibite la stampa e l'arte araba; i sindacati furono repressi; proteste e scioperi vengono ostacolati dall'intervento delle forze dell'ordine sioniste. Intanto, si ingrossano le file dei profughi a causa del nuovo esodo: la Giordania si ritrovò con ben 722.687 profughi (dei quali 500.000 fuori dei campi di raccolta); in Libano 160.723; in Siria 144.390 (di cui 23.000 fuori dei campi di raccolta).


Il colonialismo in Cisgiordania

La Cisgiordania è l'esempio più adatto della politica colonialista israeliana e provò sulla propria pelle la subdola manovra politica che sfruttò una guerra nata con delle legittime motivazioni di ristabilire la libertà di navigazione in una guerra di occupazione imperialista. La Cisgiordania era una delle terre più ricche del Regno di Giordania, con una produzione agro-pastorale garante non solo dell'autosufficienza ma anche tale da esportare ortofrutta e latticini nel mercato arabo; dopo il 1967 fu imposta un'economia funzionale agli interessi sionisti in favore delle coltivazioni industriali di tabacco e cotone per il mercato israeliano. Ma il governo di Israele si distinse anche per la sua volontà di danneggiare lo sviluppo agricolo arabo; questa si manifestò nel controllo delle risorse idriche e la deviazione dell'acqua verso Israele per migliorare l'irrigazione delle colture ebraiche. Si è stimato che negli anni '80 ben il 40% del consumo idrico di Israele proveniva dalla Cisgiordania. Ai palestinesi non rimase altro che un esercito di disoccupati alla mercé dei padroni ebrei i quali potevano usufruire di loro a basso costo. Così Israele, retoricamente giustificata dall'Olocausto dimostra di aver ispirato alla perfezione le politiche dei suoi ex aguzzini in quanto a capacità di distruggere un popolo e anche per la presunzione di potere e dovere agire in barba ad ogni rispetto delle sovranità e delle norme internazionali. Per vedere la fine dell'occupazione militare israeliana in Cisgiordania bisognerà attendere fino al 1994.



Note
[1] Tale accordo prevedeva l'istituzione di un esercito panarabo sotto il comando di un'ufficiale egiziano.


Bibliografia
Giovanni Codovini, “Storia del conflitto arabo-israeliano palestinese”
AAVV, “Enciclopedia Peruzzo-Larousse”
Ghassan Kanafani, “La grande rivolta araba (1936-1939)”
Ilan Pappe, “La pulizia etnica della Palestina”
Roberto Gremmo, “L'ebraismo armato”



Sitografia
Suez 1956 la sfida dell'Egitto. La Storia siamo noi.
http://www.newjerseysolidarity.org/resources/roots/chapter11.html
http://english.aljazeera.net/photo_galleries/middleeast/2010831121213978340.html




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5 commenti to "Storia di Israele #8 - La guerra dei sei giorni"

  1. robydick says:

    sei un grandissimo Giovanni!
    sarebbe una bella cosa che raccogliessi poi alla fine, in un pdf magari, tutto questo splendido lavoro sulla storia d'israele.

  2. No per carità, io ho solo fatto copia incolla da mio fratello Andrea. :D ... sono un grande... scroccone!

    P.s
    A parte gli scherzi, ci stavamo pensando già da un po'; vorrei trovare una modifica per il template del blog, che mi consenta ti esportare i post sotto forma di pdf.

  3. robydick says:

    complimentoni ad andrea allora :)

    per fare un pdf basta poter stampare il post e poi utilizzare un driver di stampante come cutepdf o pdfwriter. quindi alla fine occorre qualcosa che stampi il post. ci sono diverse mod in giro, come questa: http://www.deluxetemplates.net/1999/04/how-to-print-your-blogger-posts.html

  4. Saxarts says:

    ho dato un occhiata al tuo blog molto interessante credo proprio di ritornarci presto , saluti da Oakville.

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